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da Arte In, anno XVIII numero 100 Tratto Di Giancarlo Calcagni.
Monica Benini: gallerista per passione, per mestiere, per divertimento?
Per passione, decisamente. Amo l'arte fin da quando ero ragazzina. Ma per me svolgere questa
attività è anche un divertimento, un lavoro vario, mai monotono, ripaga di tutte le fatiche.
Quand'hai comperato il primo quadro?
A quattordici anni, un acquarello di de Pisis. L'ho pagato a rate.
Quando hai iniziato a occuparti d'arte?
Nel 1998. Ho iniziato per gioco, accompagnando un amico a una fiera. Mi sono appassionata, ho
conosciuto personaggi interessanti e, subito dopo, ho cominciato a occuparmi d'arte. Non è stato
facile. Nasco praticamente dal nulla, ho cominciato reperendo le opere in conto vendita da colleghi
e collezionisti. Ho cercato di imparare, di impegnarmi. Certamente, la mia esperienza era minima.
Franco Cafiso, lo posso dire, mi è stato sempre vicino, un mio punto di riferimento. Mi ha
consigliato gli artisti da trattare, a chi vendere. Ho ascoltato anche altre persone del mondo
dell'arte che reputo serie e oneste. Sono stati anni piuttosto intensi e duri, pieni di sacrifici, ma
anche di tante soddisfazioni.
Hai svolto l'attività ad Auronzo di Cadore, poi a Forte dei Marmi e ora a Ferrara. Tre realtà
socioeconomiche piuttosto diverse fra loro.
Ad Auronzo, agli inizi, non avevo le idee molto chiare. Trattavo un po' di tutto, dalle opere più
piccole alle più costose. Ho ottenuto, comunque, un certo riscontro e la prima galleria è stata
un'esperienza piacevole. Dopo due anni mi sono trasferita a Forte dei Marmi con una collega:
un'esperienza quinquennale che mi ha insegnato molto. Ho imparato ad allestire mostre, a
conoscere artisti, collezionisti importanti. II Forte è, generalmente, frequentato da un pubblico ad
alto livello, i clienti sono esigenti. Abbiamo realizzato una esposizione con Dorazio, che ho incontrato personalmente e mi ha lasciato un'ottima impressione. Abbiamo proposto Andy Warhol e altre iniziative interessanti. Dopo l'avventura di Forte dei Marmi, mi sono trasferita a Ferrara: una città chiusa, un po' particolare, ma è la mia città. Intendo offrire qualcosa di nuovo e mostre di autorevoli maestri nazionali e internazionali.
A un anno dall'inaugurazione dello spazio, qual è il bilancio?
Che c'è stato un ottimo riscontro in città e non solo. Ho conosciuto collezionisti locali interessati a opere di stranieri. Ho venduto lavori di Lam, Nitsch, Spoerri. Prima, un compratore ferrarese per acquistare questi autori, probabilmente, doveva rivolgersi altrove, aspettare la fiera di Bologna o qualche altra occasione.
La tua linea espositiva.
Ho iniziato con il `900, ora vorrei proporre anche artisti contemporanei. La prossima mostra sarà di Omar Galliani. Dopo esporrò Vedova, poi penso a una rassegna di grande richiamo con artisti ferraresi da Boldini a de Pisis, da Melli a Mentessi a Previati. Sto raccogliendo le opere già da un po' di tempo e sono anche alla ricerca di uno sponsor, magari la Cassa di Risparmio la cui Fondazione possiede uno raccolta di ferraresi. So che promuovono volentieri queste iniziative, spero nel loro aiuto.
Obiettivi che intendi raggiungere.
Vorrei far conoscere in breve tempo la galleria a livello nazionale, farla diventare un punto d'incontro anche dei collezionisti locali, una specie di salotto culturale.
Che cosa intendi esattamente per salotto culturale?
Un luogo dove far incontrare collezionisti, critici, artisti, dove si possa discutere. In galleria è venuto più volte il Maestro Farina, l'ex direttore di Palazzo dei Diamanti, una figura importante per Ferrara. Ci sono già del fervore e un certo movimento attorno a questo progetto.
Quindi i rapporti con gli artisti sono buoni.
Certo. Recentemente ho conosciuto anche Marco Lodola, con il quale è scattato subito una simpatia. Penso di allestire pure una sua mostra.
Relazioni con i colleghi.
Con alcuni ho stretto ottimi rapporti di lavoro e di amicizia.
Il tuo pensiero sulla critica d'arte contemporanea.
Conosco critici molto preparati e sensibili. Altri, secondo me, sostengono artisti per vantaggi puramente economici. Li considero mercenari.
Quali sono le fiere d'arte a cui partecipi e perché.
Partecipo a quelle più vicine: Forlì una fiera piccola alla quale sono affezionata, Padova, Genova e Parma, a cui si aggiungerà in futuro probabilmente Verona. Fra un anno o due, inoltrerò la domanda per la fiera di Bologna. Mi piacerebbe partecipare anche o Milano ma, prima, bisogna che mi concentri sul curriculum della galleria.
Come vedi il mercato dell'arte oggi.
Fino a qualche anno fa, il mercato era interessato agli artisti italiani. Adesso, i galleristi tendono od acquistare opere di respiro internazionale, che trovano nelle aste di New York o Londra. Quindi gli italiani, tranne pochi casi, sono stati messi un po' da parte. Forse, i giovani possono ancora sperare in un futuro. In realtà, il mercato di tanti artisti del `900 è fermo, specialmente per le opere figurative.
L'artista in assoluto che ti piace di più.
Non ce n'è uno in particolare. Mi piacciono Fontana, Picasso e poi diversi contemporanei.
Quello invece, che proprio non puoi soffrire.
Quelli che la critica esalta come eccezionali e le cui opere, invece, meriterebbero di sparire nelle cantine.
Chi sono i tuoi collezionisti?
Persone che amano l'arte e si evolvono con il passare del tempo. Hanno cominciato magari con figurativi minori e sono arrivati ad acquistare artisti internazionali. Ci sono anche diversi giovani che si stanno affacciando al mondo dell'arte. Sono quelli che danno più soddisfazioni, puoi accompagnarli, consigliarli.
Per giovani a quale fascia di età ti riferisci?
Coppie fra i trenta e i quarant'anni che cominciano a investire nell'arte. C'è molto interesse, la gente compra volentieri, forse più che in altri settori.
I motivi per i quali un acquirente si rivolge a te e non ad altri.
Per la simpatia. (Ride)
Il problema dei falsi oggi.
No comment.
Come proteggi i tuoi clienti?
Cerco di tutelarmi dai falsi avviando verifiche durante l'acquisto presso gli archivi autorizzati, rivolgendomi direttamente all'artista se è vivo. In ogni mostra realizzata ho venduto quasi solo lavori pubblicati e, comunque, tutti certificati.
Un modello di gallerista a cui guardare.
Peggy Guggenheim, donna di grande fascino e gallerista di grande talento, capace di precorrere i tempi, di individuare in anticipo gli artisti del futuro. Però, con ogni evidenza, nel nostro settore sono più gli uomini a emergere e ottenere successo.
Per una donna dunque, più gli svantaggi che i vantaggi in questa professione?
L'ambiente è prevalentemente maschile. Quando una donna ottiene successo suscita più invidia, ci sarà sempre qualcuno a metterle il bastone tra le ruote. In questo campo gli uomini si danno fastidio già fra di loro, figuriamoci quando entra in scena una donna.
A discapito di certe galleriste, c'è da dire che alcune si sono improvvisate tali, aprendo una galleria come fosse una boutique.
È vero, purtroppo. Ma credo che il collezionista serio e preparato queste cose le capisca da solo, o finirà comunque per capirle rimettendoci di testa propria. Per quanto mi riguarda, ho fatto tutto da sola. Mi sono molto impegnata nell'apprendere il mestiere e mi sono sempre comportata lealmente. Non credo di avere nemici tra le persone oneste.
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